Scoppio in discarica, due ustionati
Pontedera, operai avvolti dalle fiamme nel tunnel: uno è in pericolo di vita
PONTEDERA. Il vento che sviluppa cariche elettrostatiche. Una scintilla nel momento sbagliato. Forse lo sfregamento di un accendino in tasca. O di un cellulare. Un attimo e il biogas diventa una lingua di fuoco che sfregia due giovani vite che lavorano a uno dei pozzi di percolato, il liquido che si sviluppa dai rifiuti delle discariche. L’impatto è tremendo sulla collina dei rifiuti di Gello, a Pontedera.
In discarica il tempo si ferma alle 14, l’ora dello scoppio alla Ecofor service di viale America, l’azienda di Gello che si occupa di smaltimento dei rifiuti.
Tre operai della ditta Ecospurghi srl di Altopascio – che da anni opera per la società pontederese – stanno facendo manutenzione allo spurgo di un pozzo di percolato.
Verescuk Nedeljco viene dalla Bosnia, ha 39 anni e insieme a Lleshi Albi, albanese, di 25 anni è all’interno del tunnel che separa l’aria dalla bocca del pozzo. Con loro anche Massimo Grassi, fratello del titolare della ditta, Andrea. E mentre quest’ultimo resta fuori, in pochi istanti nel tunnel si scatena l’inferno. Un’esplosione, una fiammata che avvolge i giovani dentro il tunnel. Il fuoco lambisce i capelli di Grassi che fortunatamente risce a dare subito all’allarme. I due colleghi riescono a uscire dal tunnel, sono coscienti ma le ustioni sono gravissime. Nedeljco è trasportato d’urgenza con l’elisoccorso all’ospedale S.Eugenio di Roma. Per lui ustioni di terzo grado sul 32% del corpo e una situazione delicatissima. «E’ intubato, respira col ventilatore ed è in pericolo di vita», spiegano da Roma. Il collega è ricoverato al centro ustioni di Pisa per bruciature al collo e al braccio di secondo grado.
Sul posto subito i vigili del fuoco di Ponsacco, i carabinieri e la Asl per capire l’origine a la dinamica dell’incidente. Si cerca cosa abbia innescato l’esplosione. Nei corridoi dell’azienda qualcuno parla di una possibile sigaretta accesa, ma sono i vigili del fuoco a smentire le illazioni. «Non abbiamo trovato mozziconi né altri segni del genere – dicono – senza contare che questi operai sono molto esperti».
Piuttosto qualcuno non manca di sottolineare che il vento – e dove i tre lavoratori operavano tirava – favorisce lo sviluppo di scariche elettrostatiche. In questi casi basta un banale sfregamento per causare una scintilla. Oppure potrebbe essere stato qualcosa di imponderabile, magari legato ad un cellulare o qualche macchinario della discarica. Ma l’incidente ha colto tutti di sorpresa, perché gli operai stavano facendo una normale manutenzione fatta già molte altre volte hanno e una cosa del genere non era mai successa.